La danza

28.04.2013 22:30

La danza

           

 

La danza nasce con il cosmo, con il movimento, la danza nasce con il bambino quando è ancora un feto e il suo cuore inizia a battere ed il sangue a circolare nelle vene. La danza nasce con i primi uomini che hanno popolato la terra ed hanno cercato subito, tramite il loro corpo, di entrare in contatto con la sfera del divino.

Scrivere una storia della danza vuol dire parlare di un impulso primordiale che nel tempo, nei secoli, si è strutturato secondo regole e codici ben precisi, diventando di volta in volta un girotondo, un minuetto, un valzer, fino ad arrivare alla modern dance, al funky, all’hip hop.         

 

Le danze primitive

Per gli uomini primitivi la danza era un rito: serviva a creare un contatto con le divinità ed era un insieme inscindibile tra corpo e spirito. Anzi, più si riusciva a perdere la percezione del proprio corpo, lasciandosi andare verso uno stato di trance e più la danza aveva raggiunto il suo scopo. Era un’attività che aveva una fortissima valenza sociale e soprattutto religiosa: infatti i rituali più importanti (il matrimonio, la caccia, la morte) erano officiati tramite delle danze che coinvolgevano l’intera comunità.

 

La danza nella cultura greca e romana

La danza continua ad essere nelle grandi culture classiche un fenomeno di “massa”, legato ai riti propiziatori o alle grandi festività in onore di un dio, come ad esempio nei riti dionisiaci o nei Saturnalia dell’antica Roma. Erano danze di folla, sfrenate e promiscue con cui il popolo si liberava dal peso della povertà o da un’esistenza difficile; giorni e giorni di festeggiamenti dove il corpo, il movimento e quindi la danza erano protagonisti di primo piano. Può sembrare strano ma ci sono delle grosse somiglianze con il fenomeno moderno delle discoteche, dove la musica fortemente ritmata crea delle forti suggestioni ipnotiche e dove si ricerca il contatto fisico con le altre persone.

   Armonia e ritmo - Nell'antica Grecia la danza era considerata un dono degli immortali. Il termine greco chora che significa 'fonte di gioia' assomiglia a choros, ovvero 'danza'. Armonia e ritmo, qualità essenziali della danza, erano anche qualità proprie degli dèi. Il filosofo Platone scrisse che la danza "dava al corpo le sue giuste proporzioni".

          

La danza nel medioevo

Con l’avvento della religione cristiana, la danza venne ritenuta una manifestazione peccaminosa dove protagonista assoluto era il corpo, quindi il male. Viene così a cadere quel legame originario che legava indissolubilmente la danza alla religiosità ed al rito comunitario. Dal medioevo in poi diviene una disciplina rigidamente regolata da leggi e ferree imposizioni, che porteranno sino al virtuosismo del balletto classico, depurando però quest’arte da tutte le implicazioni religiose di un tempo. Bisogna aspettare addirittura il ‘900 perché la danza riacquisti il suo valore “primitivo”.

Ma nel Medioevo non andò completamente perduta un’intera tradizione, che fu mantenuta viva dal lavoro di mimi e menestrelli e buffoni che giravano l’Europa con le loro opere. Fu così che la danza acquisì un forte legame con la musica e la letteratura, divenendo quasi una suddita delle due arti principali. La danza popolare nel medioevo ha delle caratteristiche di follia ed è spesso legata all’idea della morte o del diavolo (La danza macabra, La danza della Morte, la stessa Tarantella). Come dire che seguendo gli impulsi del corpo si giunge alla perdita della ragione!

 

La danza nel Rinascimento

E’ in questo periodo che nasce l’idea di coreografia. Quando Filippo Brunelleschi scoprì la prospettiva nella pittura, nacque una nuova attenzione al concetto di spazio e fu così che anche nella danza si sentì il bisogno di un nuovo approccio verso la memorizzazione di passi, basati su regole ben precise.

Fu questo il periodo in cui la vita di corte, fulcro della vita sociale in ogni paese, creò il fenomeno della cavalleria e dell’amor cortese. Fu proprio nelle corti che la danza divenne un fenomeno importantissimo, che addirittura arrivò a condizionare le regole sociali e l’etichetta. I passi, i gesti, le giravolte e gli inchini divennero il modo di comunicare ciò che non era possibile o non era permesso dire a voce. E’ proprio nel Rinascimento che nasce una nuova importantissima figura professionale: il maestro di danza.

Uno dei fenomeni più curiosi fu la comparsa di un gran numero di maestri di danza ebrei, che basarono la costruzione delle loro coreografie sulle descrizioni della Bibbia e del Talmud. Uno dei maestri più famosi fu Guglielmo Ebreo di Pesaro, che scrisse a metà del ‘400 un trattato importantissimo: De praticha seu arte tripudii vulghare opusculum.

Gli Interludi, le Carole, le Moresche e la Bassadanza, furono le danze più famose dell’epoca.

 

Il seicento e i professionisti

Per molti secoli la danza fu un fenomeno rivolto a tutti, dove non esisteva una vera e propria distinzione tra ballerini professionisti e semplici amatori. Fu nel ‘600, in particolare in Francia, che nacque la prima accademia di danza, l’Académie royale de danse. Nel 1672 un italiano ormai naturalizzato francese, Giovanni Battista Lulli, divenuto Jean Baptist Lully, venne nominato direttore dell’Accadémie e fu solo allora che divenne un’istituzione pienamente professionale.

Il minuetto è la danza simbolo dell’epoca: fatta di passi leziosi, inchini e scivolate, corrispondeva alla “danza nobile” e richiedeva una grande maestria nell’esecuzione.

 

Il settecento, il secolo delle donne!

Il secolo dell’Illuminismo vide l’apparizione in scena delle danzatrici, che avevano imparato il mestiere nelle accademie e che ora divenivano richieste e ricercate più dei colleghi maschi. Furono proprio le donne a riportare nella danza un carattere fortemente sensuale e dai salotti aristocratici la danza incominciò a spostarsi anche nei caffè della borghesia e degli intellettuali.

Un’invenzione su tutte cambiò però il destino della danza: nel 1711 Bartolomeo Cristofori inventò il pianoforte!

La musica del piano e le coreografie con intreccio, che richiedevano doti e abilità sviluppate, portarono le scuole di balletto a formare danzatori sempre più abili e dotati.

 

L’ottocento e il valzer

Il Romanticismo dell’ottocento fu interpretato dalla danza con il valzer, che rappresentò il desiderio giovanile ed inebriante, il ritmo espansivo, l’esuberanza del secolo. In antico alto tedesco walzer significava “girare, roteare”, ed il valzer proviene da una danza contadina veloce, semplice e vigorosa, in contrasto con la delicatezza e meticolosità del minuetto. Per noi contemporanei il valzer è una danza dal sapore antico e tradizionale, ma allora fu un fenomeno esplosivo legato alla nuova generazione e visto con malevolenza dai più anziani. E’ come la nascita dell’hip hop a confronto della danza classica! Una danza popolare, legata al ritmo e alla vigorosità delle membra più giovani, al confronto di un ballo d’elite ed aristocratico.

   Valzer scandaloso - A fine Settecento, la mania del valzer conquistò tutta la Germania. subito la gente si indigno alla vista delle coppie che volteggiavano abbracciate, affermando che questa danza indeboliva corpo e mente delle giovani generazioni.

        

Il balletto

L’ottocento è anche il secolo della “ballettomania”. Soprattutto in Russia ( la patria di Djagilev e dei suoi Balletti Russi), il balletto e le ballerine diventano dei veri e propri idoli, creando stuoli di fan paragonabili agli accesi sostenitori delle moderne rock-star. Il balletto classico diventa una delle tendenze culturali più seguite ed amate. Nel 1762 all’incoronazione di Caterina La Grande, in Russia, fu organizzato un immenso spettacolo con circa quattromila danzatori!

Fu l’apoteosi letteraria della fiaba a creare il mito intorno al balletto romantico dell’ottocento. La Sylphide, Giselle e il Lago dei cigni furono le tappe fondamentali di crescita del balletto. Ed è allora che nascono alcune delle tecniche e delle tradizioni di danza che influenzano tuttora il nostro modo di ballare. Nel 1820 il coreografo Blasis introduce l’attitude, che prende spunto da una statua classica e che dà la sensazione del sollevarsi da terra di un corpo senza pesantezza. E l’anelito verso l’alto, di un corpo fattosi quasi spirito contro le leggi della gravità, trova il suo culmine nel 1830 quando la Taglioni, la più famosa ballerina dell’epoca, danzò per la prima volta con delle scarpette con le punte!

 

La fine del secolo: i tre nomi eccellenti

Isadora Duncan, Loie Fuller e Ruth St. Denis sono le muse di fine secolo che diedero un impulso nuovo e vigoroso alla danza e che gettarono le basi della danza moderna. La Duncan rinunciò a tutti gli orpelli del balletto classico per danzare scalza e coperta di veli, per fare ritornare la danza ad essere una questione di ritmo e corpo. Loie Fuller fu specchio della rivoluzione scientifica del suo tempo. Le sue coreografie erano giochi di luce ed effetti che hanno influenzato fortemente anche il teatro contemporaneo. Divenne addirittura un’esperta elettricista per riuscire a catturare le emozioni della luce! Ruth St. Denis, invece, andò a ricercare nelle tradizioni orientali, nella filosofia taoista e nei sapori dell’India l’ispirazione per la sua danza.

 

 

Il Novecento, l’esplosione

Il ventesimo secolo è un’officina in fermento di esperimenti sulla danza. I primi anni del novecento vedono sorgere i nomi di Djagilev il coreografo, Nijinskij il ballerino e di Stravinskij il musicista. Un trio esplosivo che cambiò i connotati alla danza. La crisi della cultura disorienta l’artista ma al tempo stesso lo rende libero di provare.

L’America inizia a fare capolino sulla scena, con un’artista straordinaria: Martha Graham. La sua rivoluzione nella tecnica segnò la nascita della New Dance americana ed influenza ancora oggi le scuole di danza di tutto il mondo. L’ascesa della danza negli Stati Uniti raggiunse il suo apice quando Gorge Balanchine, riconosciuta la forza creativa della danza nel nuovo mondo, raggiunse l’America ed a New York fondò la più grande compagnia di balletto del mondo, il New York City Ballet.

Sulla scena americana incomincia a fare scalpore il musical e danza, musica e recitazione si fondono in uno dei generi di spettacolo più riusciti e seguiti.

 

I mass media

L’impatto dei media sulla nostra cultura è stato stupefacente ed ha cambiato il modo di “fare arte”, nella musica, come nella pittura, come nella danza. Il cinema è entrato nei teatri e nel balletto, le coreografie sono state inglobate dalla televisione; a volte è stato un incontro fruttuoso, a volte uno sfacelo totale.

La danza del ‘900 ha avuto degli artisti coraggiosi e pieni di talento, che si chiamano fra gli altri, Pina Bausch, Merce Cunningham,, Meredith Monk, Alwin Nikolais.

Alcuni di loro continuano a trasferire il proprio messaggio al nuovo secolo, dove la danza è spesso

relegata ad una televisione che ci trasmette solo mossette e sguardi leziosi. Ma la danza è una manifestazione troppo intensa del corpo e dello spirito per rimanere vincolata a processi mediatici troppo semplicistici.

La sfida della nostra nuova era è di trovare artisti e talenti coraggiosi, capaci di andare oltre ai facili guadagni proposti dai media e far tornare la danza ad essere non più solo un fenomeno di intrattenimento, ma un’arte capace di incidere nel nostro tempo.

 

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Storia della danza

27.04.2013 22:56
La danza               La danza nasce con il cosmo, con il movimento, la danza nasce con il bambino quando è ancora un feto e il suo cuore inizia a battere ed il sangue a circolare nelle vene. La danza nasce con i primi uomini che hanno...